Depressione: riconoscerla, comprenderla e affrontarla senza giudicarsi

20 Maggio 2026

ARTICOLO · SALUTE MENTALE

Depressione: riconoscerla, comprenderla e affrontarla senza giudicarsi

La psicoterapeuta Emilia Sannini illustra sintomi, effetti e gli errori più comuni nel relazionarsi con chi soffre di depressione — uno dei disturbi più diffusi al mondo, ancora troppo spesso minimizzato.

Emilia Sannini · Psicoterapeuta, Centro Bini


La depressione è uno specifico disturbo dell’umore, non una semplice tristezza o un momento di scoraggiamento passeggero. È una vera e propria malattia che si presenta con sintomi specifici su due fronti: quello somatico — mal di testa, stati confusionali, tachicardia, dolori muscoloscheletrici, insonnia — e quello psichico, con mancanza di piacere, di interesse, di volontà, di energia e di attenzione. Come tutte le malattie, può presentarsi con diversi livelli di gravità e complessità nella sua gestione.

È caratterizzata da un abbassamento pervasivo e duraturo del tono dell’umore che invade ogni aspetto della vita quotidiana: il paziente si sente giù, scoraggiato, privo di quella risonanza emotiva tra sé e il mondo esterno che normalmente dà senso alle cose. Tutto risulta faticoso: occuparsi delle persone che si ama, uscire, mangiare, fare sport, incontrare gli amici, leggere. Insomma, stare al mondo. «È una difficoltà a svolgere le attività quotidiane, semplicemente perché si ha poca energia, voglia e volontà. Tutto appare più o meno privo di senso, inutile, faticoso, doloroso.»

I SINTOMI

Oltre al calo dell’umore, la depressione si manifesta con anedonia — la mancanza di piacere per ciò che prima piaceva — apatia, svogliatezza e assenza di interesse sia sul piano affettivo che intellettivo.

Segnali da riconoscere:

  • Abbassamento pervasivo e duraturo del tono dell’umore
  • Anedonia: perdita di piacere per attività precedentemente gradite
  • Apatia, svogliatezza, mancanza di interesse e partecipazione
  • Pensieri di colpa, perdita, fallimento, inadeguatezza
  • Difficoltà di concentrazione, memoria e attenzione
  • Insonnia, spesso centrale nella vita del paziente
  • Alterazioni dell’appetito e calo di peso
  • Sintomi somatici: mal di testa, tachicardia, dolori muscoloscheletrici

GLI EFFETTI SUL CORPO E SULLA MENTE

Anche il corpo risente profondamente della depressione: perdita dell’appetito, calo di peso, riduzione della forza muscolare, pressione arteriosa bassa, dolori diffusi. In alcuni casi il disturbo complica patologie preesistenti.

Sul piano cognitivo, il paziente è spesso afflitto da pensieri centrati sulla colpa e sul fallimento. È fondamentale ricordare che questi pensieri esistono perché esiste la depressione: sono sintomi, non verità. Concentrazione, memoria e attenzione risultano compromesse. Frequente anche la presenza di irritabilità, ansia e impulsività — i cosiddetti stati misti — in cui la componente della rabbia e quella ansiosa sono molto presenti.

QUANDO SI PARLA DI GRAVITÀ

Il concetto di gravità in psichiatria è complesso. Un paziente è considerato grave quando la patologia compromette in parte o del tutto la sua vita sociale, relazionale e professionale, oppure quando la prognosi risulta inficiata dalla scarsa collaborazione al trattamento farmacologico e psicologico proposto. Non rispondere adeguatamente alle cure è esso stesso un indicatore clinico rilevante.

«Bisogna aiutare il paziente a pensare al suo malessere non come a una condizione esistenziale, ma come sintomo di una patologia vera e propria che va curata senza giudicarsi.»

COSA EVITARE DI DIRE

Lo stigma, il pregiudizio e l’incapacità di considerare la patologia psichiatrica al pari di qualsiasi altra malattia portano spesso a banalizzare o sminuire la sofferenza del paziente, offrendogli consigli inutili e colpevolizzanti. Frasi come «dai, impegnati», «fatti coraggio», «sforzati di più» sono deleterie: a mancare non è la volontà, ma la prospettiva del futuro, l’energia per agire e l’interesse a farlo. Questi inviti ignorano la natura clinica del disturbo e rischiano di isolare ulteriormente chi già fatica a chiedere aiuto.

DIAGNOSI, TRATTAMENTO E STRUTTURE DI CURA

Una diagnosi corretta è il primo passo imprescindibile: occorre stabilire se l’episodio è isolato o parte di un quadro bipolare, e se è sintomo di patologie internistiche o neurodegenerative. Il trattamento cambia radicalmente in base a questa distinzione.

Esistono strutture pubbliche convenzionate e centri privati di eccellenza in cui il paziente può, in base alla gravità della sua condizione, essere ricoverato, accudito e curato. Il problema reale è che questi centri sono ancora troppo pochi rispetto alla domanda di cura.La depressione è la seconda causa di disabilità nel mondo, molto frequente ma spesso non diagnosticata — e la mancata diagnosi comporta l’assenza di trattamento o un percorso terapeutico sbagliato. Lo stigma sociale aggrava ulteriormente la situazione: parlare di depressione anche fuori dai contesti clinici è già un atto di prevenzione. Il paziente va accolto nella sua unicità e indirizzato verso professionisti in grado di comprendere, spiegare e credere al suo dolore.

MEDICI CITATI

Emilia Sannini

Psicoterapeuta

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