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Contesto e obiettivo

Il litio è il farmaco di prima scelta per la prevenzione delle ricadute nel disturbo bipolare, ma risulta pienamente efficace solo in circa un terzo dei pazienti. Identificare precocemente chi risponderà al trattamento è quindi di grande rilevanza clinica. Studi precedenti avevano già suggerito che la risposta al litio tende a ricorrere all’interno delle famiglie, ma erano limitati da campioni di piccole dimensioni. Questo studio multicentrico si propone di superare tali limiti con una valutazione standardizzata della risposta.

Metodi

Lo studio ha coinvolto centri specializzati in Canada, Italia e Polonia. Sono stati reclutati 78 probandi (pazienti indice) e 92 loro parenti biologici con disturbo bipolare o depressione ricorrente, tutti trattati con litio in monoterapia per almeno un anno. Come gruppo di confronto, sono stati inclusi 78 pazienti non correlati selezionati casualmente. La risposta al trattamento è stata quantificata su una scala validata (punteggio da 0 a 10), con un punteggio ≥7 considerato risposta soddisfacente. I principali tipi di relazione familiare includevano coppie genitore-figlio (30), coppie di fratelli (46) e parenti di secondo e terzo grado (16).

Risultati principali

Tra i parenti dei probandi responder, il 68,6% era anch’esso un buon responder; tra i parenti dei non-responder, solo il 22% rispondeva al trattamento. La differenza è altamente significativa (p < 0,0001), con un odds ratio di 7,8 (IC 95%: 3,0–20,1) e una correlazione tetracoria di 0,67. L’analisi ristretta ai soli parenti di primo grado ha confermato il dato (OR = 8,6). Il gruppo di confronto mostrava una risposta del 30,8%, simile ai valori riportati in letteratura e paragonabile al tasso dei parenti di non-responder, ma significativamente inferiore a quello dei parenti di responder. Le analisi di sensibilità — che escludevano i casi con depressione unipolare, correggevano per comorbilità e variavano la selezione del probando tramite permutazioni — hanno confermato la solidità dei risultati.

Discussione e limiti

Gli autori interpretano i risultati come supporto all’ipotesi genetica della risposta al litio, pur riconoscendo che i dati non permettono di escludere un effetto ambientale familiare. La non completa concordanza tra parenti suggerisce una natura poligenica del fenomeno, coerentemente con studi molecolari che hanno associato la risposta al litio a punteggi poligenici per schizofrenia, depressione maggiore e ADHD, nonché a vie colinergiche, glutamatergiche e a famiglie di recettori accoppiati a proteine G. Tra i limiti: il campione rimane relativamente piccolo, lo studio è osservazionale e condotto in cliniche specializzate, e non è possibile valutare l’effetto dell’ordine dei trattamenti. Il gruppo di confronto non era completamente abbinato per età di esordio e comorbilità da uso di sostanze, anche se le analisi di sensibilità ne escludono un impatto significativo.

Conclusione clinica

Quando disponibile, la storia familiare di risposta al litio rappresenta uno dei fattori predittivi più forti da considerare nella scelta del trattamento a lungo termine del disturbo bipolare. Tuttavia, la valutazione richiede un’intervista approfondita o la revisione delle cartelle cliniche dei familiari, poiché la semplice raccolta anamnestica routinaria risulta spesso inaccurata.

AUTORI

Leonardo Tondo

Psichiatra

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Lithium response in families can inform the selection of long-term treatment of bipolar disorder.

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