Cupio Dissolvi. Percorsi verso la distruzione del sé.

La distruzione di sé ha radici complesse, che la riflessione comune tende a cercare nei grandi fenomeni sociali — la solitudine, la marginalizzazione, la crisi economica, il disagio culturale. Questo volume sceglie una prospettiva radicalmente diversa e più intima: sposta l’attenzione sugli individui che si sono tolti la vita, prendendo in considerazione le loro biografie, alcune testimonianze dirette e immaginando “interviste impossibili” a vari personaggi della storia e della cultura. Tra questi figurano Rodolfo d’Asburgo, i due soldati e amanti Bordeaux e Humain, Kurt Cobain, Cesare Pavese, Andy Warhol e Oscar Wilde. Attraverso queste voci ricostruite, il libro restituisce al suicidio la sua dimensione più autentica: quella di una scelta profondamente individuale, nata da un intreccio unico e irripetibile di vissuti interiori, fragilità psicologiche e circostanze biografiche.

Uno dei temi centrali del volume è quello dell’identità, esplorato nelle sue forme più vulnerabili. Da un lato vi è l’identità divisa di chi, come molti artisti, deve continuamente negoziare tra il vero sé stesso e la rappresentazione pubblica di sé all’interno del prodotto creativo: una tensione logorante, che può trasformarsi in un peso insostenibile quando la maschera e il volto smettono di riconoscersi. Dall’altro vi è l’identità rigida di chi lega a tal punto la propria esistenza a un “oggetto” esterno — una persona amata, il denaro, il successo, il proprio corpo o la propria mente — che quando questo “gancio” salta, quando quell’oggetto viene meno o tradisce le aspettative, il “non esserci” diventa l’unica possibilità immaginabile. In entrambi i casi, il suicidio non appare come una scelta libera, ma come l’esito quasi obbligato di una struttura psichica che non ha trovato altre vie di uscita.

Il libro si addentra anche in un territorio spesso trascurato: quello del suicidio parziale, ovvero di chi non desidera consapevolmente la morte ma fa di tutto per avvicinarsi ad essa attraverso comportamenti autodistruttivi. Gli eccessi di droghe, alcol, cibo, eros o sport estremi diventano così forme lente e socialmente più accettate di annientamento del sé, nelle quali il confine tra piacere, dipendenza e autolesionismo si assottiglia fino a scomparire.

L’intento profondo del libro è quello di sottrarre il fenomeno del suicidio al tradizionale romanticismo che spesso lo avvolge — l’aureola del genio incompreso, del martire, dell’anima troppo sensibile per sopravvivere — e alle speculazioni sociologiche che rischiano di dissolverlo in statistiche e tendenze collettive, perdendo di vista la persona. L’obiettivo è ricondurre il suicidio a ciò che più spesso esso è: l’espressione individuale di psicopatologie tanto incomprese quanto, in molti casi, curabili. Un invito, in definitiva, a guardare con occhi nuovi e più clinici un fenomeno antico, per trasformarne la comprensione in possibilità concreta di prevenzione e cura.

AUTORI

Leonardo Tondo

Psichiatra

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