Giornata Mondiale della Salute Mentale – 10 ottobre 2026
Ogni anno, il 10 ottobre, la Giornata Mondiale della Salute Mentale invita a fermarsi e riflettere su ciò che significa davvero prendersi cura della mente. Il tema scelto per il 2026 dalla World Federation for Mental Health, “Lived Experiences Heard: Real Voices, Real Change”, mette al centro una verità semplice e profonda: non può esserci cura senza ascolto delle persone e della loro esperienza.
Per il Centro Bini questo principio ha un volto e un nome: quello del suo fondatore, il Prof. Athanasios Koukopoulos.
Nato nel 1931 a Cheronea, in Beozia, la stessa terra che diede i natali a Plutarco, e giunto in Italia nel 1951, Koukopoulos è stato uno dei grandi maestri della psichiatria dei disturbi dell’umore, riconosciuto a livello internazionale per i suoi studi sulla malattia maniaco-depressiva e sugli stati misti. Uomo di vasta cultura e di rara raffinatezza, portava con sé l’eredità del pensiero greco. I suoi punti di riferimento erano Areteo di Cappadocia, il medico dell’antichità che per primo descrisse con straordinaria finezza il legame tra malinconia e mania, ed Emil Kraepelin, padre della psichiatria clinica moderna: un dialogo ideale tra la sapienza antica e la scienza del Novecento. Non a caso la parola therapeía, in greco, significa innanzitutto “servizio”, “prendersi cura”. Eppure chi lo ha conosciuto ricorda, prima ancora dello scienziato e dell’umanista, il medico capace di ascoltare.
Per lui l’incontro con il paziente non era mai un atto tecnico, né qualcosa da misurare con l’orologio. Le sue visite potevano durare ore intere, e non di rado chiedeva al paziente di tornare il giorno seguente, per riprendere il racconto e assicurarsi di aver compreso fino in fondo la sua storia. Era un uomo capace di entrare in comunione con l’animo umano: di cogliere, dietro le parole, ciò che la persona non riusciva ancora a dire. Da questo ascolto paziente nasceva una diagnosi accurata, e da un rapporto fondato sulla fiducia una terapia efficace. In questa attenzione c’era qualcosa che andava oltre la professione: un autentico affetto verso chi soffre, la convinzione che la sofferenza psichica meriti la stessa dignità, la stessa cura e la stessa umanità di qualunque altra malattia. Una dedizione che non lo ha mai abbandonato: fino agli ultimi giorni della sua vita ha continuato a visitare i suoi pazienti, per non lasciarli soli.
È un insegnamento che i suoi allievi e collaboratori hanno raccolto e che ancora oggi orienta il lavoro quotidiano del nostro Studio. Ascoltare significa riconoscere che ogni paziente è il primo esperto della propria esperienza. Significa accogliere anche ciò che è difficile da dire, senza fretta e senza giudizio. Significa costruire insieme, passo dopo passo, un percorso di cura condiviso.
In un tempo in cui tutto corre veloce, scegliere di ascoltare è già un gesto terapeutico. Ed è forse il modo più vero di onorare questa Giornata: ricordare che dietro ogni sintomo c’è una persona, e che ogni persona ha diritto di essere ascoltata.
Se state attraversando un momento di difficoltà, o siete accanto a qualcuno che soffre, non restate soli. Chiedere aiuto è il primo passo, e ogni storia merita di essere ascoltata.
